L‘immobile Mario si sente fermo, come se il tempo e lo spazio lo attraversassero senza dargli la possibilità né di muoversi, né di progredire in una qualsiasi direzione. Una volta immaginò di trovarsi in piedi al centro di un deserto orribile. Da lontano improvvisamente sbucava la figura rassicurante di una ragazza. Mario rimaneva lì a fissarla mentre vi avvicinava facendo ampi gesti con le braccia, ma qualsiasi cosa facesse pareva non richiamare la sua attenzione in alcun modo finché la figura non gli passò affianco, e Mario rimase a vedere il suo profilo, e seppe in quel momento che furono quelli gli unici istanti in cui loro due erano insieme, prima che lei proseguisse la sua vita e lui rimanesse a fissarne schiena, incapace di rincorrerla o mutare di un solo centimetro il suo cammino. Le persone lo raggiungono, lo fissano incuriosite, si interessano a lui per qualche tempo, e poi proseguono diventando migliori di lui, costruendo qualcosa. Invece Mario è sempre fermo, lì nella sua incapacità di qualsiasi cosa. Le guance non gli si bagnano mai, ma il suo cuore è una pozzanghera di fango e lacrime amare.